martedì 7 novembre 2017

Tanto per non dimenticare (politici dalla memoria troppo corta).

Lo scandalo della fiducia; sarebbe stato sicuramente meglio non porre la fiducia sulla legge elettorale (che tra l'altro favorisce le destre) però il prezzo da pagare sarebbe stato che semplicemente non avremmo avuto una legge elettorale.
Questo perché i nostri politici da avanspettacolo (tous en vrac confondus) ci sguazzano quando possono, per puro calcolo personale, affondare questa o quella norma. Perché nel caos sono parecchi quelli che ci guadagnano.

Quindi per la memoria ricordo passaggi cruciali in cui è stata posta la fiducia.

Il 16 dicembre 2011 la Camera approva (con 402 sì, 75 no e 22 astenuti), il decreto Salva-Italia, (che conteneva la riforma Fornero oggetto oggi di molte critiche) su cui il governo ha posto la questione di fiducia. L'Italia dei Valori passa all'opposizione.
Il 22 dicembre 2011 lo stesso passa anche al Senato (con 257 sì e 41 no) e ancora il governo ha posto la questione di fiducia.

Bersani (che oggi sbraita) ed il PD però erano li.

Il 14 febbraio 2012 il Senato approva (con 255 sì e 34 no) il decreto Milleproroghe, su cui il governo ha posto la questione di fiducia.
Il 23 febbraio 2012 stessa sorte alla Camera.

Il 1º marzo 2012 il Senato approva (con 237 sì, 33 no e 2 astenuti) il decreto sulle liberalizzazioni, su cui il governo ha posto la questione di fiducia.

Mi sono limitato ad alcuni casi, peraltro limitati al Governo Monti solo perché gli urlatori di professione, quelli del no a prescindere (senza se e senza ma) erano gli stessi di oggi.
E tra l'altro hanno sostenuto quei governi oltre ogni ragionevole dubbio.

Vedo un livore ed una avversione oggi verso il PD (ed il suo leader) pari solo a quelli che vi fu contro il PSI (e Craxi anche se in quel caso però qualche ragione in più c'era).

Ecco perché la legge elettorale favorirà le destre; inutile fare prove di dialogo a sinistra.
Piuttosto, colmo del masochismo, preferiranno dialogare con il m5*.