Tanto per non dimenticare (politici dalla memoria troppo corta).
Lo scandalo della fiducia; sarebbe stato sicuramente meglio non porre la fiducia sulla legge elettorale (che tra l'altro favorisce le destre) però il prezzo da pagare sarebbe stato che semplicemente non avremmo avuto una legge elettorale.
Questo perché i nostri politici da avanspettacolo (tous en vrac confondus) ci sguazzano quando possono, per puro calcolo personale, affondare questa o quella norma. Perché nel caos sono parecchi quelli che ci guadagnano.
Quindi per la memoria ricordo passaggi cruciali in cui è stata posta la fiducia.
Il 16 dicembre 2011 la Camera approva (con 402 sì, 75 no e 22 astenuti), il decreto Salva-Italia, (che conteneva la riforma Fornero oggetto oggi di molte critiche) su cui il governo ha posto la questione di fiducia. L'Italia dei Valori passa all'opposizione.
Il 22 dicembre 2011 lo stesso passa anche al Senato (con 257 sì e 41 no) e ancora il governo ha posto la questione di fiducia.
Bersani (che oggi sbraita) ed il PD però erano li.
Il 14 febbraio 2012 il Senato approva (con 255 sì e 34 no) il decreto Milleproroghe, su cui il governo ha posto la questione di fiducia.
Il 23 febbraio 2012 stessa sorte alla Camera.
Il 1º marzo 2012 il Senato approva (con 237 sì, 33 no e 2 astenuti) il decreto sulle liberalizzazioni, su cui il governo ha posto la questione di fiducia.
Mi sono limitato ad alcuni casi, peraltro limitati al Governo Monti solo perché gli urlatori di professione, quelli del no a prescindere (senza se e senza ma) erano gli stessi di oggi.
E tra l'altro hanno sostenuto quei governi oltre ogni ragionevole dubbio.
Vedo un livore ed una avversione oggi verso il PD (ed il suo leader) pari solo a quelli che vi fu contro il PSI (e Craxi anche se in quel caso però qualche ragione in più c'era).
Ecco perché la legge elettorale favorirà le destre; inutile fare prove di dialogo a sinistra.
Piuttosto, colmo del masochismo, preferiranno dialogare con il m5*.
Yes
martedì 7 novembre 2017
domenica 24 settembre 2017
Rimini, 5* e dintorni
Rimini, 5* e dintorni
Il flop VERO della kermesse riminese (37000 click su 130000 iscritti, le difficoltà a reperire i fondi per pagare le spese, i server bloccati) inducono ad una riflessione.
Potrebbe ingannare immaginare che l'avere il NON candidato già preconfezionato abbia indotto molti a non votare vista l'inutilità del voto stesso.
Essendo però il popolo grillino sotto tiro da parte di tutti (stampa, media, altre forze politiche) questo fattore avrebbe dovuto, a maggior ragione, dare un impulso alla votazione in una sorta di esibizione di muscoli (voi ci attaccate? e noi vi dimostriamo che ci siamo tutti).
Quindi la ragione è un'altra; senza scomodare l'esaurimento della spinta propulsiva di Berlingueriana memoria comincia a serpeggiare tra gli elettori una sfiducia nelle CAPACITA' del movimento.
Non nell'onestà, mai messa in dubbio nemmeno di fronte all'evidenza, ma nel saper governare oltre gli slogan.
I pochissimi amministratori che hanno (sbandierati come la diversità a 5 stelle) sono spesso inquisiti (Quarto, Bagheria, Roma), nella migliore delle ipotesi incapaci (Livorno, Torino e l'onnipresente Roma), in ogni caso poco o nulla diversi dalla vecchia politica (si autosospendono ma non si dimettono).
Grillo che stupido non lo è, ha santificato (e sacrificato) dimaio per tentare di arginare una deriva che potrebbe portare all'implosione del movimento.
Sulle gomene di attracco già si vedono i primi elettori e fiancheggiatori 5* in fuga verso altri lidi.
In questo senso dimaio è perfetto, è l'unico che può tentare un qualunque accordo con chiunque per continuare a galleggiare.
Non Fico, Di Battista o Toninelli, ortodossi oltre ogni decenza.
Non qualche gallina antivax o anti qualcos'altro (e non è una considerazione sessista).
E qui vedo un impressionante parallelismo con "l'uomo qualunque" di Giannini guarda caso anche lui napoletano, nato a Pozzuoli, guarda caso anche lui della media borghesia, guarda caso anche lui nullafacente (lavoretti saltuari come muratore e commesso).
Prima si è conquistato il pubblico, poi quando la novità non si è più rivelata tale, ha tentato di fare accordi passando col cappello in mano da tutti (dai missini alla dicci, ai comunisti).
Ma siccome aveva insultato tutti nessuno gli ha dato credito.
Fino a scomparire senza lasciare nessun rimpianto.
Sembrano le scene finali di "Gallo Cedrone" o de "Il vigile" ("voterete compatti Otello Celletti?" era il mantra).
In ogni caso sono predestinati... ad una fine ingloriosa perché non sapranno nemmeno morire con dignità.
Il flop VERO della kermesse riminese (37000 click su 130000 iscritti, le difficoltà a reperire i fondi per pagare le spese, i server bloccati) inducono ad una riflessione.
Potrebbe ingannare immaginare che l'avere il NON candidato già preconfezionato abbia indotto molti a non votare vista l'inutilità del voto stesso.
Essendo però il popolo grillino sotto tiro da parte di tutti (stampa, media, altre forze politiche) questo fattore avrebbe dovuto, a maggior ragione, dare un impulso alla votazione in una sorta di esibizione di muscoli (voi ci attaccate? e noi vi dimostriamo che ci siamo tutti).
Quindi la ragione è un'altra; senza scomodare l'esaurimento della spinta propulsiva di Berlingueriana memoria comincia a serpeggiare tra gli elettori una sfiducia nelle CAPACITA' del movimento.
Non nell'onestà, mai messa in dubbio nemmeno di fronte all'evidenza, ma nel saper governare oltre gli slogan.
I pochissimi amministratori che hanno (sbandierati come la diversità a 5 stelle) sono spesso inquisiti (Quarto, Bagheria, Roma), nella migliore delle ipotesi incapaci (Livorno, Torino e l'onnipresente Roma), in ogni caso poco o nulla diversi dalla vecchia politica (si autosospendono ma non si dimettono).
Grillo che stupido non lo è, ha santificato (e sacrificato) dimaio per tentare di arginare una deriva che potrebbe portare all'implosione del movimento.
Sulle gomene di attracco già si vedono i primi elettori e fiancheggiatori 5* in fuga verso altri lidi.
In questo senso dimaio è perfetto, è l'unico che può tentare un qualunque accordo con chiunque per continuare a galleggiare.
Non Fico, Di Battista o Toninelli, ortodossi oltre ogni decenza.
Non qualche gallina antivax o anti qualcos'altro (e non è una considerazione sessista).
E qui vedo un impressionante parallelismo con "l'uomo qualunque" di Giannini guarda caso anche lui napoletano, nato a Pozzuoli, guarda caso anche lui della media borghesia, guarda caso anche lui nullafacente (lavoretti saltuari come muratore e commesso).
Prima si è conquistato il pubblico, poi quando la novità non si è più rivelata tale, ha tentato di fare accordi passando col cappello in mano da tutti (dai missini alla dicci, ai comunisti).
Ma siccome aveva insultato tutti nessuno gli ha dato credito.
Fino a scomparire senza lasciare nessun rimpianto.
Sembrano le scene finali di "Gallo Cedrone" o de "Il vigile" ("voterete compatti Otello Celletti?" era il mantra).
In ogni caso sono predestinati... ad una fine ingloriosa perché non sapranno nemmeno morire con dignità.
martedì 1 agosto 2017
IO STO CON GRILLO
Attacca l'asino dove vuole il padrone e, se si rompe il collo, suo danno.
In altre parole: se si è alle dipendenze di qualcuno è inutile esprimere la propria opinione, specie se contraria a quella del proprio superiore. Allora, per evitare qualsiasi tipo di ritorsione, anche se si ha ragione, conviene fare come viene richiesto.
La saggezza dei nostri vecchi proverbi ben si adatta anche a questi tempi.
E' inutile che i grillini romani adesso lamentino di avere poca autonomia, se sono dipendenti (e non vogliono essere licenziati su due piedi) stiano zitti e si lascino governare dall'asse Milano-Genova com'è giusto che sia.
O pensavano davvero che bastasse una manciata di 'like' sul web per diventare improvvisamente bravi amministratori e fini politici.
Se hanno un proprietario (e domandiamoci perché NON vuole trasformare il movimento in partito) devono seguire le direttive della proprietà.
Chi non ci sta se ne va; l'ha capito persino la sindaca di Roma, convinta di buon grado ad essere eterodiretta per non perdere stipendio e futuro e pagare salatissime penali che ha sottoscritto (e meno male che dice di essere avvocatessa).
Se qualcuno è stato così idiota da credere nelle loro promesse, nelle loro cazzate, impossibili solo a pensarle altro che a realizzarle (reddito di cittadinanza in testa) adesso forse pensa che non ha fatto una gran scelta o magari pensa davvero che tutto il mondo congiuri contro il m5s per cui si affida alla fede che oscura la ragione.
Amministrare Roma o Torino non è una roba da click sul web, da honestà, è esercizio faticoso, spesso fatto di notti in bianco per fare quadrare i conti, di continue telefonate ad ogni ora per un suggerimento da dare o da ricevere.
E così Appendino, che almeno un po' di gavetta con Fassino l'aveva fatta e si è trovata un pochino meglio, ha capito che non basta uno slogan ('questo non lo faremo mai, questo lo toglieremo, qui cambieremo tutto') per fare funzionare la macchina. E fa marcia indietro sulle promesse fasulle che fece in campagna elettorale già ben sapendo che non avrebbe mai potuto mantenerle.
Se ne è accorto Pizzarotti che infatti ha preso il tram 5stelle, si è fatto eleggere e poi ha buttato a mare tutte le stronzate del suo datore di lavoro.
Tra le altre cose la capacità di un dirigente politico sta nel capire CHI dei suoi collaboratori è valido e CHI invece non vale nulla, preservare i primi e scaricare i secondi.
Non è nemmeno necessario che sappiano lavorare gli amministratori, devono sapere fare lavorare, e bene, gli altri.
Ecco perché questa 'rivolta' (sottovoce) dei grillini italici è una stupidata immensa; se vuoi regole democratiche devi creare i presupposti per averle non affidarti al guru in stile scientology.
Guru che ,va detto, ha trovato benissimo la maniera (tutta italiana) di dirigere i suoi burattini senza mai assumersi la responsbilità di alcunché.
Quindi questa sceneggiata diciamo che al massimo può sembrare un tentativo di sciopero, fallito già sul nascere.
Attacca l'asino dove vuole il padrone e, se si rompe il collo, suo danno.
In altre parole: se si è alle dipendenze di qualcuno è inutile esprimere la propria opinione, specie se contraria a quella del proprio superiore. Allora, per evitare qualsiasi tipo di ritorsione, anche se si ha ragione, conviene fare come viene richiesto.
La saggezza dei nostri vecchi proverbi ben si adatta anche a questi tempi.
E' inutile che i grillini romani adesso lamentino di avere poca autonomia, se sono dipendenti (e non vogliono essere licenziati su due piedi) stiano zitti e si lascino governare dall'asse Milano-Genova com'è giusto che sia.
O pensavano davvero che bastasse una manciata di 'like' sul web per diventare improvvisamente bravi amministratori e fini politici.
Se hanno un proprietario (e domandiamoci perché NON vuole trasformare il movimento in partito) devono seguire le direttive della proprietà.
Chi non ci sta se ne va; l'ha capito persino la sindaca di Roma, convinta di buon grado ad essere eterodiretta per non perdere stipendio e futuro e pagare salatissime penali che ha sottoscritto (e meno male che dice di essere avvocatessa).
Se qualcuno è stato così idiota da credere nelle loro promesse, nelle loro cazzate, impossibili solo a pensarle altro che a realizzarle (reddito di cittadinanza in testa) adesso forse pensa che non ha fatto una gran scelta o magari pensa davvero che tutto il mondo congiuri contro il m5s per cui si affida alla fede che oscura la ragione.
Amministrare Roma o Torino non è una roba da click sul web, da honestà, è esercizio faticoso, spesso fatto di notti in bianco per fare quadrare i conti, di continue telefonate ad ogni ora per un suggerimento da dare o da ricevere.
E così Appendino, che almeno un po' di gavetta con Fassino l'aveva fatta e si è trovata un pochino meglio, ha capito che non basta uno slogan ('questo non lo faremo mai, questo lo toglieremo, qui cambieremo tutto') per fare funzionare la macchina. E fa marcia indietro sulle promesse fasulle che fece in campagna elettorale già ben sapendo che non avrebbe mai potuto mantenerle.
Se ne è accorto Pizzarotti che infatti ha preso il tram 5stelle, si è fatto eleggere e poi ha buttato a mare tutte le stronzate del suo datore di lavoro.
Tra le altre cose la capacità di un dirigente politico sta nel capire CHI dei suoi collaboratori è valido e CHI invece non vale nulla, preservare i primi e scaricare i secondi.
Non è nemmeno necessario che sappiano lavorare gli amministratori, devono sapere fare lavorare, e bene, gli altri.
Ecco perché questa 'rivolta' (sottovoce) dei grillini italici è una stupidata immensa; se vuoi regole democratiche devi creare i presupposti per averle non affidarti al guru in stile scientology.
Guru che ,va detto, ha trovato benissimo la maniera (tutta italiana) di dirigere i suoi burattini senza mai assumersi la responsbilità di alcunché.
Quindi questa sceneggiata diciamo che al massimo può sembrare un tentativo di sciopero, fallito già sul nascere.
lunedì 9 gennaio 2017
Grillo, Casaleggio associati e balle varie
Grillo e Casaleggio, il padrone e il guru del computer, hanno votato (forse).
Hanno fondato loro il movimento, giusto che loro decidano, è loro proprietà.
Infatti, a ben vedere, il figlio è succeduto al padre come in ogni buon consiglio di amministrazione.
La democrazia? optional insopportabile, inutile, da abolire.
Hanno fondato loro il movimento, giusto che loro decidano, è loro proprietà.
Infatti, a ben vedere, il figlio è succeduto al padre come in ogni buon consiglio di amministrazione.
La democrazia? optional insopportabile, inutile, da abolire.
domenica 18 dicembre 2016
Eccola di nuovo
Che la Raggi a Roma fosse eterodiretta già lo si era capito.
Oggi scopriamo che è praticamente commissariata, non può decidere nulla senza sentire Beppe Grillo (e questo non è necessariamente un male, vista la sua gravissima incompetenza).
A quando liquidiamo anche il Di Maio e facciamo in maniera che il M5S diventi "come gli altri" partiti con pregi e difetti?
Oggi scopriamo che è praticamente commissariata, non può decidere nulla senza sentire Beppe Grillo (e questo non è necessariamente un male, vista la sua gravissima incompetenza).
A quando liquidiamo anche il Di Maio e facciamo in maniera che il M5S diventi "come gli altri" partiti con pregi e difetti?
martedì 26 aprile 2016
Raggi di sole
Posso concordare che la candidata sindaca di Roma dei fivestars sia una persona fondamentalmente onesta però sono molto preoccupato che una persona così giovane sia anche così smemorata.
Ha effettuato il praticantato presso lo studio di Previti - vabbè, tutti teniamo famiglia - quindi abbiamo bisogno di lavorare. Ma credo vi siano anche avvocati meno chiacchierati (e meno di destra) che potevano offrirle lavoro.
Adesso scopriamo che era presidente di una società vicina ad Alemanno che non era proprio un esempio di trasparenza.
Ora, visto che tutti teniamo famiglia, anche questo glielo possiamo passare.
Ma l'atteggiamento mi preoccupa, i ladroni e i farabutti ci sono sempre stati, ma questi ci sono dappertutto non sono appannaggio esclusivo di un partito o di un altro, nessuno ne è immune.
Abbiamo un problema di onestà e trasparenza che ci coinvolge tutti, soprattutto chi ci governa o aspira a farlo.
Non so quale sarà la prossima dimenticanza della candidata; certo che io come sindaco di Roma ce la vedo bene; basta che non si sostituisca una parentopoli con un altra.
Ha effettuato il praticantato presso lo studio di Previti - vabbè, tutti teniamo famiglia - quindi abbiamo bisogno di lavorare. Ma credo vi siano anche avvocati meno chiacchierati (e meno di destra) che potevano offrirle lavoro.
Adesso scopriamo che era presidente di una società vicina ad Alemanno che non era proprio un esempio di trasparenza.
Ora, visto che tutti teniamo famiglia, anche questo glielo possiamo passare.
Ma l'atteggiamento mi preoccupa, i ladroni e i farabutti ci sono sempre stati, ma questi ci sono dappertutto non sono appannaggio esclusivo di un partito o di un altro, nessuno ne è immune.
Abbiamo un problema di onestà e trasparenza che ci coinvolge tutti, soprattutto chi ci governa o aspira a farlo.
Non so quale sarà la prossima dimenticanza della candidata; certo che io come sindaco di Roma ce la vedo bene; basta che non si sostituisca una parentopoli con un altra.
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